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19/03/18

Commenti

FLAVIO BASSI

Il Referendum Costituzionale in Burundi, programmato per il 17 maggio, rappresenta un ulteriore balzello di Nkurunkiza per garantirsi la permanenza al potere. In questo caso Nkurunkiza sceglie di ripetere la strada percorsa oltre un anno fa da Paul Kagame in Rwanda, il quale, consapevole che gli Accordi di Arusha prevedevano un massimo di due mandati presidenziali, prima di ricandidarsi alle nuove elezioni, decise di farlo dopo il parere del popolo. In Rwanda Kagame aveva pochi oppositori; la Comunità Rwandese all'estero (soprattutto Belgio) è folta e molto influente. In pratica il 90% dei Rwandesi non solo era favorevole al terzo mandato di Kagame, ma lo reclamava apertamente. Ben diversa è la situazione in Burundi, il "cugino povero" del vicino Rwanda. Al di là della propaganda ufficiale di partito, il consenso di cui gode Nkurunkiza in Burundi è molto basso. Non arriva al 30%. Omicidi di stato, sparizioni misteriose di presunti oppositori / rivoltosi, violenze continue della Polizia e di questa milizia irregolare "privata" (gli Inborenakures, "quelli che vedono lontano") contro la popolazione, sono dimostrate da anni. E sono anche DENUNCIATE da anni a tutte le principali Istituzioni della Comunità Internazionale, fra cui la CPI, che ha aperto (dopo forti pressioni della Comuntà Burundese in Europa) un'inchiesta contro Nkurunkiza e i principali uomini di Governo, per crimini contro l'umanità. Nkurunkiza ha risposto ritirandosi dalla CPI e sottraendosi così al rischio di essere davvero raggiunto da un mandato d'arresto internazionale. Recentemente, Nkurunkiza e il suo Governo hanno cominciato a mettere in forte discussione la validità degli Accordi di Arusha (in verità, nella Regione dei Grandi Laghi, nessuno li ha mai rispettati, vedeasi Kabila, Congo e Museveni, Uganda). Nkurunkiza prepara un contestatissimo referendum trascendendo nel vero senso della parola, con affermazioni assurde e preoccupanti, visto che stiamo parlando della massima autorità di uno stato (che si definisce "democratico"). Affermazioni che chiamano in causa una sorta di "volere Divino" a suo favore. In generale, per quanto concerne le mie informazioni, la situazione è più calma in Burundi. Le numerose sacche di guerriglieri hanno abbassato il tiro, delusi dall'indifferenza della Comunità Internazionale (in particolare del Vaticano, mai una parola sul Burundi, quasi fosse "peccato"). Così, nel 2018, assistiamo inerti alla nascita di un altro Bokassa, perchè le dichiarazioni e certi atteggiamenti di Nkurunkiza ne evocano fortemente l'immagine. Con Inborenakures, Polizia ed Esercito, l'intimidazione nei confronti della popolazione è garantita. Una popolazione ridotta allo stremo, perchè la politica economica è inesistente, focalizzata unicamente a garantire fondi per il partito (DD) e le stravaganze di Nkurunkiza. Il costo della vita è altissimo, una buona parte della popolazione non riesce a garantirsi più di un pasto al giorno, la sanità è completamente a carico degli utenti e manca delle infrastrutture fondamentali (chi vuole farsi curare deve andare a Kigali, in Rwanda, a costi proibitivi), si muore per un attacco di malaria (non ci sono soldi per acquistare una dose di Meflochina...). Tutsi e Hutu, è bene sottolinearlo, soffrono entrambi di questa situazione. E' falso pensare che all'interno del popolo si facciano distinzioni etniche. L'odio verso i Tutsi è sospinto dal potere centrale, come arma di divisione, ma ha avuto scarso successo. Chi uccide i Tutsi sono gli sgherri dello Stato, soprattutto gli Inborenakures (tutti Hutu esaltati dalla birra e dalle anfetamine, con cui vengono principalmente pagati, oltre all'impunità). In questo clima si prepara il referendum di "Sua Maestà Nkurunkiza", ennesimo dittatore a vita dell'Africa. C'è sempre da chiedersi: chi ne trae profitto, oltre Nkurunkiza?

marianna06

Grazie.Esauriente quadro della complessa , per non dire tragica, situazione in cui versa il Burundi di Nkurunziza da troppo tempo ormai.
E tutto nel silenzio dell'opinione pubblica internazionale che resta sorda e cieca dinanzi a questa infame dittatura.
Ma il Burundi non ha petrolio da offrire e i suoi accadimenti, per quanto tragici, non fanno notizia, se non sporadicamente, sui "media" all'estero.Inclusi ovviamente quelli di casa nostra.
Buon lavoro.
Marianna Micheluzzi

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