Il libro di don Renato Zillo, missionario scalabriniano,oggi attivo al Centro interculturale Scalabrini di Brixton Road(Londra) nasce da riflessioni maturate dallo stesso sacerdote, nel corso della sua esperienza di vita di uomo e di prete, a contatto con immigrati di ogni parte del mondo, esperienza vissuta tra il Marocco fortemente islamico e chiuso a riccio nelle sue tradizioni e l'Europa multiculturale delle grandi capitali come Londra e Parigi.
Per inciso è bene ricordare che lo specifico dei missionari scalabriniani è proprio quello di affiancare gli immigrati, e, agli inizi (quando nasce la congregazione), gli immigrati erano quelli italiani, che andavano nelle Americhe, quando appunto l'Italia era essa stessa un paese di emigranti.
Perché allora un libro del genere, e poi di questi tempi, quando l'immigrazione straniera dai Paesi in via di sviluppo fa problema all'Italia, un' Italia non più opulenta ma di certo fortemente "egoista" e di cortissima memoria ?
Perché è importante invece , per tutti e per ciascuno,diventare "uomo di frontiera", che altro non significa che cucirsi ,con grande pazienza, sulla pelle un vestito di nuove terre e cieli nuovi.
E tutti dobbiamo esserlo in grado di farlo. Di educarci appunto a questo.
Pena ..non aver capito nulla o quasi nulla dei tempi che stiamo vivendo.
Chi si abitua a vedere paesaggi differenti- è scritto nella quarta di copertina- a spaziare nell'orizzonte dell'altro (anche solo metaforicamente) , a praticare l'empatia (sono parole di don Renato), oltrepassa naturalmente i "confini".
Quei confini ,che sono stati e sono, a ncora oggi purtroppo, i nemici dell'umanità e consentano a certi "movimenti" di piantare negli animi il seme dell'odio razziale e portare "morte". Non vita.
L'incontro con l'altra persona, quale che sia il colore della sua pelle o la sua storia, lieta o triste , è , se è dialogo "autentico", essenzialmente arricchimento reciproco.
Diviene, dunque, esperienza trasformante in entrambe le direzioni. Cioè in noi sì ma, sopratutto, anche nell'altro.
Ed è fraternità vera ad immagine e somiglianza di quel Cristo redentore, venuto per tutti. Nessuno escluso.
E si traduce, nei fatti, nel saper andare alla frontiera della nostra stessa fede, nell'uscire dagli orti conclusi, in un'ottica di autentico ecumenismo proprio secondo lo spirito di Assisi.
"Dio attende alla frontiera", pubblicato dall'EMI, Editrice missionaria italiana di Bologna, è pertanto un libro che, specie di questi tempi, merita la nostra attenzione.
E aggiungerei ...da far leggere ai giovani e giovanissimi,che vivono forse più degli adulti, nelle scuole e nella strada, l'incontro con coloro che definiamo immigrati di seconda generazione.
Cioé i figli degli immigrati. Quei ragazzi e quelle ragazze ,che sono cresciuti nel nostro Paese.Che parlano la nostra stessa lingua. Ed é giusto che parimenti abbiano gli stessi diritti e doveri nostri e dei nostri figli.
E vivano con serenità il loro quotidiano.Come tutti.
A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)
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