Scriveva,nel secolo passato, Erich Fromm a proposito della morte :"Morire è tremendo, ma l'idea di dover morire senza aver vissuto è insopportabile".
Sicuramente non possono dire di non aver vissuto tutti quei missionari e quelle missionarie, religiosi e religiose, laici e laiche, che hanno speso, ieri o ggi, un "pezzo" della loro vita, se non quando tutta, a favore degli altri, degli ultimi, dei dimenticati.
Non importa se nel lontano o nel vicino.
Oggi è la Giornata dedicata al ricordo dei nostri cari ,quelli che non sono più con noi.
Noi,per ricordarli, lo facciamo in questo giorno con la consueta visita al cimitero, l'omaggio di un fiore e la nostra affettuosa preghiera.
In Africa invece il "culto degli antenati" significa la presenza costante,notte e giorno, del ricordo dei cari estinti, simboleggiati da statuine in legno o argilla, che fanno parte dell'arredo dell'abitazione della famiglia, casa o capanna che sia.
Gli "antenati " in Africa sono l'equivalente dei nostri "santi", cui si fanno offerte votive,perché veglino e proteggano coloro che ancora sono in vita.
Io, personalmente, trovo questa corresponsione e vicinanza continua con il passato, che è sempre presente, molto bella.
Infatti è così che, a strati "affettivi" , giorno dopo giorno , a mio parere, si costruisce la civiltà autentica.
Tramandandosi valori, che possono anche essere messi al vaglio dei tempi, ma che comunque hanno contato un giorno.
Chiuso, ma si fa per dire, l'argomento dei defunti e quindi degli antenati, l'Africa ritorna nel nostro conversare quotidiano con il concetto odierno dell'importanza dell'ANDARE.
Padre Nicholas Mutoka, missionario della Consolata , in occasione della partenza, giorni fa, di alcuni sacerdoti "fidei donum" dalla Chiesa torinese per il Kenya, dice a ragione :" Chi è il missionario?".
" E' una persona per me -egli precisa- che può definirsi la risultante di una sintesi tra umano e divino. Un piccolo capolavoro vivente, che Dio ci dona su questa terra.Egli è un uomo o una donna capace di migliorare la vita presente della gente presso cui va a vivere e, contemporaneamente,promettere loro la vita eterna attraverso l'incontro con Cristo."
So già che alcuni scettici sorrideranno di un'affermazione del genere.
Ma ricordate Anna, la"moglie del sole"?
Io penso che la vita di Anna sia stata meravigliosa proprio per la capacità che questa donna, normalissima, una proprio come noi, ha saputo dare agli altri. Africani e non.
Per contagio.
E dico per contagio perché io , che l'ho conosciuta di persona,ne parlo e ne sto parlando in questo momento.
Quando Anna è arrivata in Centrafrica l'impatto non è stato certamente agevole sotto nessun profilo ma la sua capacità di volere e e sapere accogliere il "diverso", a partire dalle piccole banalità del quotidiano, l'ha fatta accogliere, a sua volta, dalla gente del luogo che, superata una eventuale normalissima iniziale diffidenza, l'ha poi considerata una di loro.
Con questo voglio sottolineare che nell'andare agli altri, vicino o lontano che sia, bisogna essere necessariamente disposti a dare per ricevere qualcosa in cambio e non vivere, invece, sindromi di assurde quanto false funzionali paure.
Alibi.
E qui penso alle migliaia di migranti che arrivano a noi dall'Africa.
Alcuni hanno avuto, purtroppo, la loro tomba senza nome in quel grande lago che è il "nostro" Mediterraneo.
Perché? Perché noi non siamo stati capaci di accoglierli. Mentre si può fare di più.
Altri, invece, continuano ad essere oggetto di sfruttamento come, sovente, recitano le cronache giornalistiche quotidiane.
Altri ancora hanno trovato, finalmente, una sistemazione dignitosa.
E qui arriva il"discorsetto" sul CONDIVIDERE.
E' importantissima la condivisione.
Senza di essa c'è solo un'assurda guerra dei poveri. Che è la cosa più squallida che si possa mettere in piedi, di questi tempi, in un'Europa che ,ormai, anch'essa ha molto poco da sorridere.
Si può condividere il molto o il poco che si ha proprio come la vedova di evangelica memoria.
Nessuno domanda gesti eclatanti.
Ma quello che va comunque evitato è l'indifferenza.
Andiamo allora a trovare i nostri cari in cimitero ,oggi, riflettendo anche su queste cose.
Sono concetti che devono divenire pratica ,prima perché umani e poi , magari, perché religiosi. Se religioso ,da "religo", vuol dire legare, tenere insieme. Appunto come fratelli che condividono tutto. E non come nemici o estranei.
In fondo questo è il "mandato missionario", che è stato dato a ciascuno di noi con il battesimo.
Senza nulla togliere alla disponabilità del laico non credente che, sotto la sola spinta umanitaria, vuole affiancare gli uomini e le donne di "buona volontà".
C'è bisogno di "mani" per fare e di" piedi "per macinare polvere.
In ogni tempo.
Questo è ciò che conta perché una vita, a qualunque latitudine, possa dirsi degna di essere o d'essere stata vissuta sul serio.
A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)
Cara Marianna, come sai, sono contrario alle'esportazione delle religioni. Nessuno ha i titoli per dire che la sua e' migliore delle altre,anche se crede che lo sia, quindi tanto vale che ognuno si tenga la propria.L'esportazione con la relativa imposizione e' una terribile forma di violenza, perché gli esportatori si sentono investiti da una missione divina e diventano come rulli compressori che passano sopra tutto e tutti per far trionfare la loro idea. Il nostro re Muzinga, che ha cercato di opporsi, e' stato esiliato. Quando ha cercato di cacciare i missionari, Mutara e' stato ucciso. La sua etnia, considerata contraria ai disegni della chiesa, e' stata genocidata. Da Monteczuma in poi, i cimiteri sono pieni di vittime di questi "fratelli" che in realta' sono il pilastro del peggiore colonialismo. La nostra voce non conta niente,da questi "pastori" siamo considerati pecore capaci al massimo di belare e naturalmente da sgozzare quando non obbediscono, come prescrivono i loro libri.
Un abbraccio, buona notte, a presto
dragor (journal intime)
Scritto da: dragor | 02/11/11 a 23:16
Conosco il tuo pensiero e so che hai le tue buone ragioni per parlare così, tuttavia fortunatamente non è sempre così.
Ci sono stati e ci sono uomini e donne,che hanno saputo condividere tutto nei luoghi dove sono stati mandati.
Pagando anche prezzi altissimi.
E gli esempi sono davvero innumerevoli.
Ci sono state purtroppo però anche le nefandezze, che certamente non vanno taciute.
L'ideale è meraviglioso, il reale non sempre vi corrisponde.
E questo lo so io e lo sai anche tu.
E non riguarda solo le religioni ma anche la quotidianità più comune.
Il vero "problema" è quanto c'è di umanamente nobile in ogni persona e quanto di diabolico.
Buona notte, con affetto.
Marianna
Scritto da: marianna | 03/11/11 a 00:11
Ecco qui un link sul bagaglio culturale dei missionari venuti da noi negli anni 20. Altro che che condivisione, a parte il fatto cghe nessuno li aveva invitati
http://www.africamaat.com/Le-veritable-role-des
Tu dirai: ma da allora è passato quasi un secolo. Si', ma la loro politica è rimasta esattamente la stessa. Quello che dicono nell'articolo potrebbero dirlo ancora. Basta vedere quello che hanno fatto, quello che fanno e quello che scrivono. Da Perraudin a Classe ai vari Boscaini e Theunis, è sempre la stessa musica. In Europa possono darvi a bere quello che vogliono, ma non sappiamo quanto ci sono costati.
Un abbraccio, a presto
dragor (journal intime)
Scritto da: dragor | 03/11/11 a 15:07